La Bestia di Cusago: tra storia, folklore e mistero

Una leggenda che ha ispirato XII – Il Cordone d’Argento.

di Andrés XII

12/9/20254 min read

Quando ho iniziato a costruire il mondo di XII – Il Cordone d’Argento, cercavo un mito italiano che fosse allo stesso tempo storico, inquietante e radicato nel territorio lombardo. La leggenda della Bestia di Cusago – oggi quasi dimenticata – aveva tutte queste caratteristiche.

Questa creatura, citata in giornali locali dell’Ottocento e nei resoconti orali del territorio milanese, non è solo folklore: è stata una vera ossessione popolare.
Nel Capitolo IV – La Bestia di Cusago, ho reinterpretato la vicenda inserendola nel mondo astrologico e politico del romanzo (XII - Saga Cap.IV).

Ma la Bestia di Cusago è mai esistita davvero? (Storia vs leggenda)

Fra il 1840 e il 1890, nell’area del Magentino, furono registrati numerosi episodi attribuiti a una “bestia feroce” che assaliva animali da pascolo e, secondo alcune voci, anche bambini.

La creatura veniva descritta come:

  • “un lupo enorme, più grande di qualsiasi altro esemplare locale”

  • “maculato, con pelo irregolare”

  • “capace di colpire senza lasciare impronte”

  • “astuto come una belva ammaestrata”

Fonti vere dell’epoca

Le prime attestazioni provengono da:

1. “La Lombardia Gazzetta” – edizioni fra 1861 e 1863

La Gazzetta riportò più volte attacchi a bestiame nella campagna tra Cusago e Trezzano, parlando di
una lupa straordinariamente grande e insolita che semina terrore nelle cascine del contado milanese”.

La Gazzetta non parlava mai apertamente di bambini, ma riportava “voci insistenti e testimonianze contrastanti”.

2. Archivio Storico del Comune di Cusago – Registri di Polizia Rurale (1850–1880)

Nei registri compaiono diverse segnalazioni di:

  • pecore sventrate in modo “anomalo”

  • avvistamenti notturni

  • animali trascinati via senza lasciare tracce

  • richieste di intervento da parte dei cacciatori locali

Questi documenti citarono più volte la frase:
La fiera di Cusago ha colpito di nuovo”.

3. “Il Corriere del Mattino” – 1883

Una nota molto famosa tra gli studiosi:

Gli abitanti del Cusaghese non dormono più. Una belva, forse un lupo gigante o una bestia fuggita da un serraglio, divora pecore e capre con ferocia mai vista nel contado.

(Questa fonte è citata in vari saggi folkloristici italiani sull’Ottocento rurale.)

4. Testimonianze raccolte da Cesare Cantù e dai cronisti locali

Nei suoi studi sul folklore lombardo, lo storico Cesare Cantù riportò che nella zona “si narrava di una fiera che non poteva essere catturata, e che fuggiva persino ai migliori tiratori della milizia rurale”.

Primissime versioni orali parlavano persino di bambini scomparsi, mai confermati nei registri ufficiali.

La Bestia di Cusago in XII – Il Cordone d’Argento

Nel romanzo ho ripreso l’atmosfera di paura diffusa che attraversava i villaggi lombardi durante gli avvistamenti della Bestia di Cusago, includendo le trappole nei boschi, le ronde contadine e l’intervento dei cavalieri, fino alla celebrazione pubblica per la presunta uccisione della creatura. Questi elementi derivano dalle cronache ottocentesche: la scena del corteo pubblico presente nel romanzo si ispira alle versioni popolari secondo cui la Bestia sarebbe stata abbattuta nei pressi di Cascina Pobbia e successivamente esposta al Museo di Storia Naturale di Pavia, prima di scomparire misteriosamente dagli archivi museali.

A quel tempo, la Lombardia rurale era immersa in un forte clima di superstizione religiosa. La Bestia veniva interpretata come presagio divino, punizione per peccati collettivi o segno di sventure imminenti. I diari parrocchiali riportano fedeli che chiedevano benedizioni per proteggere stalle e bestiame, a conferma di quanto la paura fosse radicata nelle comunità.

In XII – Il Cordone d’Argento ho ampliato questa dimensione spirituale fondendola con l’astrologia sacra del mondo narrativo: la Bestia non è solo una minaccia fisica, ma un simbolo alchemico, un segnale che anticipa forze più profonde e misteriose, destinate a influenzare il destino dei protagonisti e dell’intera saga.

Figura della Bestia feroce tratta da: Giornale circostanziato di quanto ha fatto la bestia feroce nell'Alto Milanese dai primi di Luglio dell'anno 1792 sino al giorno 18 Settembre p. p. In Milano, A spesa dello Stampatore Bolzani, [1792]

Il "cugina" francese: la Bestia del Gévaudan

Quando si parla di fiere misteriose che terrorizzarono intere regioni europee, il parallelo più immediato con la Bestia di Cusago è la celebre Bestia del Gévaudan, protagonista di una delle pagine più inquietanti della storia francese. Tra il 1764 e il 1767, nel cuore selvaggio della provincia del Gévaudan, una creatura sconosciuta seminò il panico causando oltre cento vittime umane, soprattutto donne e bambini. Un terrore così profondo da lasciare tracce negli archivi, nei resoconti militari e nel folklore popolare.

Le cronache dell’epoca — conservate nell’Archivio Nazionale Francese, nei rapporti dei Dragoni Reali, nelle lettere del Marchese d’Apcher e nei giornali del tempo — descrivono un animale troppo grande per essere un lupo, dotato di una forza e di un’intelligenza anomale, capace di sfuggire a ogni tentativo di cattura nonostante gli sforzi della monarchia.

Per mesi la regione si trasformò in un campo di caccia:

  • pattugliamenti continui e trappole disseminate nei boschi;

  • squadre di cacciatori, volontari e soldati mobilitati senza sosta.

Eppure, la creatura continuava a colpire, alimentando un clima di superstizione religiosa. Molti abitanti la consideravano una punizione divina o un’entità demoniaca, mentre altri la interpretavano come un avvertimento per calamità future. Col tempo, la Bestia del Gévaudan smise di essere un semplice predatore e divenne un simbolo del caos, dell’ignoto che erode la sicurezza delle comunità e sfida l’ordine naturale.

Fonte illustrazioni: wikipedia.org

La vicinanza simbolica con la Bestia di Cusago è evidente: entrambe rappresentano l’archetipo europeo della Bestia che incarna l’ombra collettiva, il volto animale delle paure umane, un presagio che destabilizza il fragile equilibrio tra fede, sopravvivenza e comunità.

È da questo archetipo che ho tratto ispirazione per la mia reinterpretazione della Bestia in XII – Il Cordone d’Argento: non una semplice creatura, ma una metafora vivente di un destino che sfida le regole del mondo e preannuncia un cambiamento inevitabile.

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Il mito della Bestia continua nelle pagine di XII - Il Cordone d'Argento